TRENTINO-ALTO ADIGE BIOLOGICO, NATURALE E ECOLOGICO
Dolomiti, come cambierà il clima

Dolomiti, come cambierà il clima

Secondo i risultati di una ricerca, nell’arco di un secolo aumenteranno le temperature e l’umidità, mentre sono destinate a diminuire sia le giornate invernali sia le precipitazioni. Prevista anche la riduzione dei ghiacciai

Secondo la pubblicazione “Clima del Tirolo, Alto Adige e Bellunese”, realizzata nell’ambito del progetto Euregio “3P Clim” e presentata i mesi scorsi a Bolzano, il clima alpino andrà incontro a cambiamenti sensibili nel corso del prossimo secolo. In particolare, si segnalano l’aumento delle temperature, la diminuzione delle giornate invernali, la riduzione dei ghiacciai, l’incremento dell’umidità e il calo delle precipitazioni. Partendo dal presupposto di uno sviluppo naturale e sociale medio, ovvero con un rapporto tra economia ed ecologia non troppo differente da quello attuale, i cambiamenti non si presenteranno a velocità costante: fino al 2055, il ritmo sarà anzi abbastanza lento, per diventare poi decisamente più sostenuto.

L’elemento chiave è la temperatura. E risultano determinanti tanto le emissioni di gas a effetto serra, come anidride carbonica o metano, quanto le modifiche nell’utilizzo del suolo. In ogni caso, fra il 2026 e il 2055 si prevede un incremento di 1,5 gradi rispetto ai livelli odierni, mentre alla fine del secolo si arriverà a un +3,8%. Una situazione che innesca una serie di cambiamenti a catena. Nel contesto alpino, la prima conseguenza è lo spostamento verso l’alto della zona delle nevicate, mentre si prolungherà il periodo vegetativo e si sposterà a quote più elevate anche il limite del bosco. Inoltre, sono prevedibili l’infittirsi della vegetazione arborea e l’anticipazione della fioritura, con il conseguente miglioramento complessivo delle condizioni di vita per la fauna, grazie al prolungamento dei periodi di nidificazione, e una riduzione delle morti per fame nel periodo invernale.

Sensibili modifiche sono attese anche per quanto concerne i giorni più freddi e quelli più caldi:

i primi, ovvero quelli in cui la temperatura non supera mai gli zero gradi, diminuiranno drasticamente, con 20 o 30 giorni di ghiaccio in meno fino al 2055 e addirittura 40-60 fino al 2100; i secondi, in cui la temperatura sorpassa spesso i 25 gradi, aumenteranno di 10 unità fino al 2055.

In pratica, dunque, andiamo incontro a uno o due mesi in meno di inverno rigido e un mese in più di estate. Anche qui le conseguenze sono numerose e non sempre favorevoli: il minor numero di gelate comporta infatti fenomeni come l’abbassamento del livello dei ghiacciai che, combinato con il riscaldamento del terreno, provocherà il progressivo scioglimento del ghiaccio perenne, condizioni che possono innescare l’aumento dei processi franosi e della caduta di massi. Inoltre, smottamenti e slittamenti potrebbero incidere sulla stabilità dei piloni delle funivie, delle recinzioni antivalanga,  dei complessi stradali e, più in generale, della rete infrastrutturale del territorio.

Per quanto riguarda invece le precipitazioni, lo studio prevede una loro riduzione media tra i 160 e i 180 millimetri di pioggia in meno nel giro di un secolo. Ma la riduzione delle piogge riguarderà soprattutto le stagioni estive, mentre le precipitazioni invernali paiono destinate ad aumentare.

L’aumento dell’umidità complessiva, infine, potrebbe causare l’incremento di fenomeni temporaleschi particolarmente violenti.