TRENTINO-ALTO ADIGE BIOLOGICO, NATURALE E ECOLOGICO
Un’oasi di pace ai margini del Parco di Panaveggio l’Agritur Dalaip dei Pape

Un’oasi di pace ai margini del Parco di Panaveggio l’Agritur Dalaip dei Pape

Dall’Ottocento a oggi l’azienda agricola Dalaip dei Pape, coniuga tradizione e innovazione. L’apertura nei primi anni del nuovo secolo dell’agriturismo ha dato slancio anche alle coltivazioni e all’allevamento, occupando tutti i membri della famiglia in un’attività che li appassiona, in cui trasferiscono tutti i loro antichi saperi…

Il nome è già una storia da raccontare. Dalaip dei Pape, dove laip è il nome del tronco cavo che oggi troviamo come fioriera o fontanella nei paesi di montagna e che un tempo era un abbeveratoio per le mandrie portate al pascolo. Il pape è un piatto tipico della zona, a base di polenta fatta con il latte, mescolando la farina gialla con quella bianca, condita con il burro e la ricotta affumicata. La nonna Candida, ci racconta Massimo Scalet, portava il pape ai figli che lavoravano nei campi. Era decisamente rinvigorente. Un giorno tornando da questa solita passeggiata la nonna incrocia sul sentiero un monsignore e vedendolo stanco e accaldato lo invita al maso a bere un goccio di latte. Il monsignore non era altri che l’allora patriarca di Venezia, il futuro Giovanni XXIII. La sedia dove si sedette è ancora tenuta come un cimelio a casa Scalet!

La famiglia al gran completo

Queste le tante premesse di una storia ricca di tradizione ed esperienza messa a frutto con pazienza e determinazione da tutta la famiglia, dalla mamma al papà elettricista ormai in pensione, riciclatosi cuoco dell’agriturismo, alla sorella e al fratello, alla moglie e alla suocera. Di esterni solo un paio di ragazzi presi per fare la stagione.

Dal Kansas alle pale di San Martino

Il passo è breve. Infatti il bisnonno emigrato in America a fine Ottocento per fare un po’ di soldi, torna dopo solo sei anni avendo raggranellato un gruzzolo sufficiente per poter acquistare una terra con la bisnonna e mettere su un allevamento di vacche da latte, di razza bruna alpina. Morto il nonno, bisognerà aspettare Massimo nel 2000 che riprenderà le redini dell’azienda agricola dandole forza e vigore. Oggi hanno quattro vacche da carne che usano per uso locale, e coltivano piccoli frutti, mirtilli fragole e lamponi che commerciano al minuto nei vari mercati, erbe officinali. Il tutto viene lavorato in un loro laboratorio e  trasformato in confetture, sciroppi, salse speziate, biscotti di mais dorotea, conserve, crauti, sale aromatico e dado vegetale. 

E ora a tutta birra!

Da poco hanno avviato anche la coltivazione del luppolo, lo consegnano poi a Bionoc, un birrificio artigianale di Primiero che produce una birra locale che sta avendo molto successo. Presto coltiveranno hanno altri cereali.